Gli scienziati hanno scoperto che il minerale noto come jarosite è in grado di degradare i composti organici quando viene riscaldato di colpo, il che ha implicazioni per la ricerca su Marte. La jarosite è un solfato di ferro ed è uno dei vari minerali che la NASA Curiosity Mission sta cercando, in quanto la sua presenza potrebbe essere un segno di antichi ambienti abitabili, che potrebbero un tempo aver ospitato la vita sul pianeta rosso. La jarosite però viene completamente distrutta dagli esperimenti condotti dal Curiosity, che impiegano appunto intensi picchi di calore, e quindi potrebbe non essere rilevata. Nel 2014 era stato investigato il minerale noto come perclorato, che a sua volta viene distrutto da questi esperimenti, ma che nel processo rilascia diossido di carbonio la cui presenza potrebbe essere usata sperimentalmente per rilevare composti organici nel campione che si esamina. Le proprietà distruttive di alcuni solfati di ferro e del perclorato nei confronti della materia organica potrebbero spiegare come mai le missioni sinora svolte non abbiamo offerto prove conclusive della presenza di materia organica preservata sulla superficie di Marte, nonostante il fatto che sia noto che quanto meno alcuni composti organici vi sono stati portati da comete, meteoriti e polvere interplanetaria nel corso della storia. Per rendere la ricerca di segni di vita da parte del Curiosity più efficace, si sta esplorando ora la possibilità che il Curiosity sia in grado di compensare l’impatto di questi minerali sulla ricerca di composti organici. Questo lavoro potrebbe avere importanti implicazioni sia per la missione Curiosity che per la prossima missione europea ExoMArs 2018 Rover, che trivellerà la superficie alla ricerca di campioni sottosuperficiali del pianeta rosso, usando lo stesso sistema di riscaldamento per ricercare prove di vita aliena passata o presente. Sulla Terra, i minerali di solfato di ferro come la jarosite si formano nelle acque acide che scorrono dalle rocce ricche in zolfo: nonostante le condizioni avverse, queste acque sono un habitat per i batteri che fanno uso dei solfati disciolti: la presenza di questi minerali su Marte potrebbe dimostrare la presenza di un ambiente del genere, dove si sarebbero potuti sviluppare e riprodurre batteri. (Astrobiology online 2015, pubblicato il 19/2)
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