Chi si sottopone a trattamenti di procreazione assistita lo sa: molti degli embrioni ottenuti in provetta spesso sono inutilizzabili perché presentano dei difetti. Un vero ‘mistero’, che ora pare in parte svelato, come spiega lo studio pubblicato sulla rivista Pnas. Ricercatori dell’Università di Montreal hanno infatti scoperto il meccanismo che porta alla formazione di queste anomalie negli embrioni in fase di sviluppo.”Circa la metà degli embrioni impiegati nei trattamenti di fertilità hanno delle cellule che contengono un numero sbagliato di cromosomi – spiega Greg FitzHarris, uno dei ricercatori – il che li rende di cattiva qualità. Per questo si sceglie di non trasferirli in utero”. Studiando gli embrioni dei topi, i ricercatori hanno scoperto un meccanismo tramite cui le cellule difettose si dividono e perpetuano nell’embrione in fase di sviluppo. Nei topi, gli ovociti normali contengono 20 cromosomi, mentre quelli umani 23. Quando c’è un numero anomalo di cromosomi nelle cellule si parla di aneuploidia. ”Negli ovociti ed embrioni l’aneuploidia è generalmente associata ad infertilità. – continua – Il perché si producano cellule difettose negli embrioni è rimasto finora un mistero. Con un innovativo microscopio siamo riusciti a distinguere delle piccole strutture simili a dei satelliti, chiamate micronuclei, vicino al nucleo principale della cellula”. Monitorando come le cellule con questi micronuclei si dividono, ”abbiamo visto che il materiale genetico dei micronuclei viene ereditato solo da una delle cellule figlie. Il che suggerisce – prosegue FitzHarris – che i micronuclei possano causare l’aneuploidia, che a sua volta provoca l’anomalia negli embrioni”. Anche se dimostrato nei topi, è probabile che lo stesso meccanismo valga negli uomini. ”Questa scoperta, se confermata negli esseri umani – aggiunge Jacques Kadoch, uno dei ricercatori – permetterà di rilevare in modo precoce e non invasivo le aneuploidie”
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