Una scoperta casuale effettuata da un gruppo di scienziati internazionali ha fornito evidenze sperimentali del fatto che le stelle potrebbero generare suoni. Lo studio del movimento dei fluidi, oggi noto come idrodinamica, risale agli antichi egizi e le nuove scoperte in questo campo non sono frequenti, ma nell’osservare l’interazione di un laser ultra-intenso con un target plasmatico, è emerso qualcosa di inatteso. Nel trilionesimo di secondo successivo all’impatto del laser, il plasma scorre rapidamente dalle aree di elevata densità a quelle stagnanti a bassa densità, in modo tale da creare una specie di ingorgo. Nell’area di interfaccia fra zone ad alta e a bassa densità, il plasma si ammassa generando una serie di impulsi pressori: un’onda sonora. Il suono generato, comunque, presenta una frequenza talmente alta che anche pipistrelli e delfini avrebbero i loro problemi: una frequenza sei milioni di volte più elevata di quelle udibili da qualsiasi mammifero. Uno dei pochi luoghi dove questo fenomeno potrebbe verificarsi in natura è la superficie delle stelle. Nell’accumulare nuovo materiale, le stelle potrebbero generare un suono in un modo molto simile a quello osservato in laboratorio. Le stelle, dunque, cantano la loro canzone, ma dato che il suono non può propagarsi nel vuoto dello spazio, nessuno può ascoltarla. (Physical Review Letters, 2015; 114)
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