Silvia Busco
Jean Pierre Saab
Come è nata l’idea di realizzare questo progetto e a chi si rivolge?
Silvia Busco (SB) “EoE Connect” nasce dalla volontà di trovare una risposta alle principali sfide legate all’Esofagite Eosinofila, quali l’aumento di incidenza, frutto di un cambiamento epidemiologico che ha portato a non considerare più l’EoE come patologia “rara”; l’elevato ritardo diagnostico, che può arrivare fino a 10 anni dall’insorgenza dei primi sintomi e il forte unmet need di opzioni terapeutiche che possano garantire al paziente una gestione efficace della patologia. Il progetto si rivolge ad allergologi, gastroenterologi, endoscopisti, anatomopatologi e pediatri, figure chiave nel percorso del paziente EoE.
Potrebbe descriverlo brevemente?
Jean Pierre Saab (JPS) “EoE Connect” consiste in una serie di progetti formativi che consentono a clinici, provenienti da centri periferici, di intraprendere un percorso educazionale presso i centri di eccellenza. Questo percorso si avvale di tre step:
Che risultati avete o volete raggiungere?
(SB) I risultati che vorremmo raggiungere, e che corrispondono ai nostri obiettivi, sono:
Grazie agli eventi già realizzati abbiamo raccolto feedback estremamente positivi dai partecipanti, che non solo hanno migliorato la loro conoscenza ed esperienza con la patologia, ma hanno anche costruito in forma indipendente gruppi di lavoro e di aggiornamento.
Cosa pensa ci sia ancora da fare in questo ambito?
(JPS) Sicuramente si dovrà continuare a fare educazione sulla patologia, perché purtroppo il ritardo diagnostico ad oggi costituisce il principale fattore di rischio per progressione di malattia in complicanze fibrotiche. Ed è un ritardo che non dipende solo dal clinico, ma per lo più dal paziente, che (il più delle volte inconsapevolmente) è in grado di mettere in atto meccanismi di compenso alla patologia, più comunemente noti come “comportamenti adattativi” che rischiano di allungare ancor di più questo ritardo nella diagnosi. Qui riteniamo che la multidisciplinarietà possa essere la chiave per affrontare questa problematica. Oltre a questo, l’ambizione è quella di raggiungere un approccio standardizzato su tutto il territorio italiano nel management dell’EoE, per favorire a pazienti e caregiver l’accesso alle cure. Infine, garantire una continuità assistenziale al paziente nella fase di transizione tra età pediatrica/adolescenziale ad età adulta.
Qual è l’aspetto principale del Marketing Education che sarà più importante secondo lei nei prossimi anni?
(SB) L’aspetto più importante è probabilmente la personalizzazione dei contenuti formativi. La personalizzazione non è solo una tendenza, ma una necessità per rimanere competitivi in un mercato sempre più complesso e dinamico. Gli operatori sanitari sono sommersi da un’enorme quantità di informazioni e hanno poco tempo a disposizione per la formazione. Pertanto, è essenziale fornire loro contenuti pertinenti e mirati, che rispondano alle loro specifiche esigenze e interessi. Oltre a questo, aggiungerei altri due aspetti che, con quanto appena detto, vanno di pari passo: il digitale e la collaborazione. Il marketing education dovrebbe poter sfruttare questa tendenza per offrire esperienze formative coinvolgenti e accessibili, come webinar interattivi, simulazioni e moduli di e-learning personalizzati. Collaborare con esperti del settore, invece, permette di sviluppare contenuti di alta qualità, scientificamente accurati e in linea con le best practice cliniche.